geoingegneria meteorologica
Discorso diverso è quello dell'ingegneria climatica, sia in termini di scale temporali e spaziali, sia per le possibili conseguenze. L’obiettivo in questo caso è la modifica del clima di una zona relativamente ampia, fino a tutto il globo. In questo caso, l’alterazione riguarda il sistema climatico a lungo termine, su scala pluridecennale. La ricerca e lo sviluppo di tali tecniche sono molto più recenti, essendo nate come strategie teoricamente complementari alle soluzioni più classiche, per contrastare cambiamenti climatici, mitigazione e adattamento. L’obiettivo dell’ingegneria climatica è il contrasto del riscaldamento globale attraverso due principali strategie: la rimozione dei gas serra (CDR: Carbon Dioxide Removal) e l’alterazione controllata del bilancio radiativo del nostro pianeta (SRM: Solar Radiation Management). Le CDR coprono un ampio spettro di soluzioni, che vanno da sistemi naturali (es. gestione forestale e dei suoli) a tecnologie di cattura e stoccaggio dei gas serra in depositi inerti. Le tecniche SRM invece cercano di limitare la radiazione solare assorbita dalla nostra superficie terrestre, aumentando per esempio la capacità riflettente della superficie stessa (es. colorazione dei tetti o della vegetazione) o dell’atmosfera (per esempio attraverso l’immissione di aerosol, piccole particelle in grado di riflettere la radiazione). 
Non è ancora chiaro se le tecnologie dell’ingegneria climatica possano fornire un promettente contributo al contrasto della crisi climatica. Bisogna riconoscere che alcuni recenti studi hanno evidenziato come il riscaldamento del pianeta stia accelerando a tal punto che, secondo alcuni scienziati, saremo prima o poi costretti a utilizzare tecniche di oscuramento dell’atmosfera tramite immissione massiccia di aerosol, per schermare parzialmente la radiazione solare. Ma non possiamo trascurare che dietro allo sviluppo di questa tecnologia si nascondano diverse insidie. Prima tra tutte, non è facile valutare l’effetto complessivo dell’alterazione degli equilibri energetici e radiativi su così vasta scala. Non possono essere esclusi fenomeni di retroazione pericolosi, non ancora conosciuti. In questi casi, di fronte a così grandi incertezze e possibili conseguenze catastrofiche, il principio di precauzione suggerirebbe di non perseguire soluzioni così rischiose, senza un adeguato consenso scientifico e politico. Secondariamente, in alcuni casi le soluzioni dell’ingegneria climatica, ma anche di quella meteorologica, denotano un “tecno-ottimismo” che permea ormai la nostra società moderna: pensare che attraverso la tecnologia sia sempre possibile risolvere ogni problema, anche quello della crisi climatica, che proprio lo sviluppo tecnologico e industriale ha provocato. Non solo, ma l’enunciare a gran voce l’ingegneria climatica, spesso sviluppata e proposta dagli stessi colossi dell’industria fossile, come soluzione ultima alla crisi climatica, nasconde anche la volontà di perpetrare lo sfruttamento dei combustibili fossili anche nei decenni a venire. Questa potrebbe essere l’insidia più pericolosa e subdola che abbiamo di fronte.
Allora, forse esiste un nesso tra le due ingegnerie appena descritte. Da un lato non dobbiamo liquidare frettolosamente i complottisti sull’ingegneria meteorologica che, pur non centrando l’obiettivo giusto, esprimono un disagio che va intercettato; essi in qualche modo individuano nuclei di verità nel riconoscere sistemi economici e di potere iniqui. Dall’altro, tuttavia, dobbiamo individuare e denunciare i pericoli più concreti e urgenti. È opportuno ribadire sempre che la soluzione da adottare il più rapidamente possibile è rimuovere drasticamente la causa dei cambiamenti del clima del nostro pianeta: l’uso massiccio di combustibili fossili e un modello di sviluppo insostenibile.