geoingegneria meteorologica
Salve Dott. Antolini, approfitto della sua competenza e disponibilità per avere informazioni riguardo un argomento di cui si inizia a parlare di più e che suscita il mio interesse: la geoingegneria meteorologica. Mi chiedo soprattutto se essa possa portare risvolti utili o dannosi alla nostra vita. Grazie..
Gentile lettrice/lettore,
grazie per la Sua domanda che permette di affrontare un tema quanto mai attuale e rilevante. Spero in poche righe di fare una panoramica, necessariamente non esaustiva, e fornire qualche spunto di riflessione.
Nell'ambito della geoingegneria atmosferica è bene fare una distinzione tra l’ingegneria meteorologica e quella climatica, che riprende la differenza tra tempo meteorologico e clima, e le rispettive scale temporali, che abbiamo descritto nel primo numero di questa rubrica.
L'ingegneria meteorologica tenta di sviluppare tecniche per l’alterazione dei fenomeni atmosferici in ambiti circoscritti nello spazio e nel tempo. L'applicazione più frequente riguarda la generazione artificiale di pioggia, una tecnica sperimentata da diversi decenni, comunemente detta anche “inseminazione delle nuvole” (cloud seeding). Essa avviene mediante l'utilizzo di sali (es. ioduro d'argento) che agiscono da nuclei di condensazione per le gocce di pioggia. Si tratta di indurre precipitazioni in tempi e luoghi precisi e limitati, per esempio laddove persiste un deficit di risorse idriche, per uso civile o per la produzione agricola. Numerosi esperimenti sono stati condotti in ambito militare, anche in occasione di conflitti (es. nella guerra del Vietnam). Se in ambito civile disponiamo di una certa documentazione, in alcuni casi anche di articoli scientifici che descrivono gli esperimenti, in ambito militare le informazioni sono senz’altro meno accessibili, in alcuni casi secretate. In base ai dati che abbiamo a disposizione, l'efficacia della tecnica è lungi dall'essere comprovata. La reazione di una parte dell'opinione pubblica davanti a questi esperimenti oscilla tra la fascinazione e il timore per le possibili conseguenze. In alcuni casi tale reazione, alimentata anche dalla suddetta segretezza di alcuni esperimenti, ha fatto nascere numerosi sospetti su possibili utilizzi su vasta scala di queste tecniche per modificare i fenomeni atmosferici, fino a vere e proprie teorie del complotto, che addirittura recentemente sono state riproposte per spiegare eventi meteorologici estremi. Rimane il fatto che intrinsecamente è molto difficile dimostrare l’efficacia di tali tecniche, data l'impossibilità di riprodurre esperimenti in circostanze controllate.