La carriola


La reazione. Il protagonista si risveglia da questo momento catartico e prova un dolore insopportabile. Fino a pochi minuti prima era sicuro di sé, saldo nella solida impalcatura della sua vita lavorativa sociale e famigliare e, all’improvviso, tutto si svuota di senso. Per la prima volta, si accorge di essere estraneo alla sua vita. Una crepa nella visione compatta della sua identità, mai messa in discussione e, ora, un terremoto interno. Tremendo e meraviglioso allo stesso tempo.
Quando arrivano simili comprensioni, è difficile tornare indietro. È pur vero che quanto è emerso rappresenta una briciola di fronte a quanto l’uomo ha puntigliosamente costruito in tutta la sua vita, eppure, questa voce che, finalmente, trova spazio, si impone in lui con tutta la forza della verità e chiede attenzione. Il dolore che segue a un momento di profonda consapevolezza è qualcosa che va trattato con molta prudenza e premura.  Vedere la propria fragilità, la vacuità delle forme materiali, sulle quali spesso fondiamo le nostre sicurezze, può farci tremare la terra sotto i piedi. È necessario fermarci e prenderci cura delle nostre parti sofferenti dando il giusto tempo, con molta pazienza, alla maturazione graduale di accettazione e amore per il nostro dolore.
Nella storia, il picco del dolore avviene davanti la porta di casa, quando il protagonista viene invaso da un senso di nausea e rifiuto per la sua vita e per come egli ora, finalmente, si vede: Questo sono io? Ma quando mai!