Pagina 2 di 3
L’incontro con Jung
1959
“… mi ritrovai nell’ampio salone dell’Hotel, in attesa di incontrare Jung. Lo riconobbi immediatamente: era alto ma un poco curvo, con radi capelli bianchi e la pipa nella mano… Dopo una lunga conversazione che verteva sulle modalità del pensare delle diverse culture (Serrano era diplomatico in India), mi rispose sollecitato dal ricordo di Ochwiay Biano, capo degli indiani Pueblo che aveva incontrato in uno dei suoi viaggi. La sua impressione sugli uomini bianchi era che fossero continuamente eccitati, sempre alla ricerca di qualcosa e che per questo i loro visi erano perennemente aggrottati, ciò che egli considerava eterna inquietudine. Il gran capo pueblo riteneva che i bianchi fossero pazzi perché sostenevano di pensare con le loro teste...”.
“Questa asserzione mi sorprese a tal punto che gli chiesi come egli pensava. Rispose che naturalmente egli pensava con il suo cuore”.
Nel prosieguo della conversazione, Serrano chiese al dottor Jung se potesse definire il suo concetto del Sé, e che cosa egli credeva fosse il centro reale della personalità.
“Il Sé, disse Jung, è un cerchio il cui centro è ovunque e la cui circonferenza in nessun luogo”. Il dottor Jung pronunziò questa frase in latino.
“E sa Lei cos’è il Sé per l’uomo occidentale? È Cristo, perché Cristo è l’archetipo dell’eroe che rappresenta la più alta aspirazione dell’uomo. Tutto questo è molto misterioso e a volte mette spavento”. Poi rimase in silenzio e mi disse arrivederci.
5 maggio 1959
Serrano cercò un altro incontro con Jung salendo fino a Kusnacht. All’ingresso, lesse l’iscrizione “Vocatus atque non vocatus deus aderit” (“Chiamato o non chiamato, Dio è presente”).
Aniela Jaffé (allieva e segretaria del professore) gli comunicò che Jung non stava bene e che sarebbe andata a chiedergli se acconsentisse a vederlo. Con grande gioia da parte di Serrano, l’anziano psicoanalista accettò. Nel corso della conversazione il Professore così si espresse:
“… l’unica cosa che conta è seguire la natura. Una tigre dovrebbe essere una tigre, un albero un buon albero. Allo stesso modo un uomo dovrebbe essere un uomo. Ma per sapere che cos’è l’uomo, si deve seguire la natura, e forse procedere da soli.
… niente è possibile senza amore, neanche il processo dell’alchimia, poiché l’amore pone l’individuo nello stato d’animo di rischiare il massimo senza eludere le cose importanti”.
Jung allora mostrò a Serrano un quadro con al centro un fiore, simile a un quadrifoglio, e sopra di esso erano disegnati un re e una regina che celebravano le nozze mistiche, le mani congiunte attorno al fuoco. Sullo sfondo delle torri. Erano di una sua paziente con la quale aveva condotto un processo di individuazione durato dieci anni.
“Il processo delle nozze mistiche comprende vari stadi ed è esposto a innumerevoli rischi. Questa unione è infatti un processo di reciproca individuazione…”. Jung proseguì come parlando a sé stesso: “In qualche luogo c’era una volta un Fiore, una Pietra, un Cristallo, una Regina, un Re, un Palazzo, un Amante e la sua Amata e questo accadeva molto tempo fa, in un’isola nell’oceano, cinquemila anni fa… Questo è l’Amore, il Fiore Mistico dell’Anima. Questo è il Centro, il Sé…”. Jung parlava come se fosse in trance.
Compresi che il colloquio era finito. Gli mostrai alcuni disegni di Hesse e il professore continuò: “Ho incontrato Hesse: il suo amico lavorò con me per un certo tempo, ma non è riuscito a proseguire fino alla fine. La via è molto difficile…”.
Il 14 settembre del 1960, pochi mesi prima di lasciare il corpo, Jung scrisse una lunga ultima lettera a Serrano confidandosi come segue:
“… ho tentato di trovare la migliore verità e la luce più chiara che potessi ottenere, e poiché ho raggiunto il mio punto più alto e non posso trascendere ulteriormente, rimango a guardia della mia luce e del mio tesoro, perché nessuno se ne impossessi ed io stesso avendolo perduto, non sia malamente, e forse irrimediabilmente, ferito. Esso è estremamente prezioso non soltanto per me, ma soprattutto per l’oscurità del creatore, che ha bisogno dell’uomo per illuminare la sua creazione. Se Dio avesse previsto il suo mondo, questo sarebbe stato una pura macchina priva di senso e l’esistenza di Dio una inutile bizzarria. Il mio intelletto può contemplare l’ultima possibilità, ma la totalità del mio essere dice NO a questo.”
Nel 1961 Serrano narra di averlo incontrato ancora: parlò del Cerchio Ermetico.
Jung sorrise lievemente e disse:“È vero, lo spirito attrae lo spirito. Soltanto quelli che sono appropriati vengono…”. Allora si piegò in avanti e mi guardò fisso negli occhi. Nelle ombre della sera inoltrata il suo corpo sembrò divenire sempre più grande ed ebbi l’impressione di trovarmi davanti ad una incarnazione di Abraxas.[3]
[3] Abraxas è il nome di un'entità gnostica, spesso associata alla mediazione tra il mondo umano e le forze divine. Viene anche descritto come un essere umanoide con caratteristiche di creatura mitologica.