Per molti anni Andrea si era convinto di dover abbandonare l’arte. Si era lasciato persuadere dall’opinione comune secondo cui per vivere davvero bisogna avere i piedi ben piantati per terra. Così aveva inseguito l’autonomia economica, e quando finalmente l’aveva raggiunta, si era reso conto che quella condizione — per quanto comoda — non gli portava felicità, ma solo sopravvivenza. 
Fu allora che comprese una verità profonda: era l’arte a farlo sentire realmente vivo. Non gli interessavano più la fama, né il successo. Ciò che desiderava era semplicemente andare incontro a quelle sensazioni sublimi che aveva conosciuto quando – colmo dell’energia dell’ispirazione – si era abbandonato all’estasi che nasce dall’unione profonda con la propria anima più autentica. Anche noi possiamo fare l'esperienza di sentirci pienamente uniti a qualcosa di più grande e autentico, se esploriamo la nostra interiorità alla ricerca di quelle qualità che sicuramente, anche in noi, sono state depositate.
Questo racconto, nonostante sia frutto della fantasia, è stato ispirato da coloro che hanno osato. In questo senso, un sincero ringraziamento va a un artista – appunto, non famoso -, che ha ispirato questo articolo.
 
 

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