Continua: «Proviamo a cominciare da lontano facendo un po’ di storia. Forse questo potrebbe aiutarci. Pensare alla meditazione come a qualcosa di unicamente orientale è sbagliato, in quanto tale pratica esiste in Occidente dai tempi dell’accademia platonica e del liceo aristotelico, così come del cristianesimo delle origini. Certo che parlare di meditazione significa alludere a tutta una serie di pratiche assai diverse tra loro, come esplorare stati mentali differenti dal razionale e dal pensiero comune. Ma non basta: e il cuore? Eppure “si vede bene solo con il cuore” ci ricorda Saint-Exupéry»[1]. Il tema del cuore è sempre lì. L’invisibile è lì, l’amore e il dolore possono essere invisibili ma le loro tracce su di noi ci segnano profondamente».

Finalmente, forse ci siamo: la conduttrice attende che la condivisione riparta.

Antonio: «Avendola praticata in Oriente, vorrei dire che certe forme di meditazione puntano al raggiungimento di stati altri di coscienza. Oppure a una connessione più orizzontale tra l’individuo e l’Assoluto. Laggiù, due realtà sembrano essere di fronte sulla strada della meditazione: il Tutto dell’Infinito e il Nulla dell’individuo. Non solo, ma proseguendo su questa linea, vorrei introdurre un altro tema: quello del silenzio…».

La conduttrice: «Ragionando terra terra mi pare, Antonio, che il rumore sia di un qualche ostacolo al nostro respiro. Allora ecco il silenzio. Facciamone esperienza subito: proviamo un semplice esercizio di tre minuti di silenzio completo, magari a occhi chiusi, chi vuole».

Alcuni chiudono gli occhi come suggerito. 

Dopo. Giulia: «Questo tempo di silenzio mi è parso come una dolce parentesi che ha messo in risalto i suoni che amo e alleviato il fastidio dei rumori». La conduttrice: «Possiamo estendere questo ragionamento e dire che forse il silenzio è una via d’accesso al divino? Che il silenzio è la morte del pensiero, dalla quale potrebbe scaturire la percezione dell’Uno?». 

[1] de Saint-Exupéry A., Il piccolo principe, Feltrinelli.

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