Inizia a sentire il battito del suo cuore e a ricordare qualche brandello di sogno, di cieli infiniti, di personaggi misteriosi di altre epoche, che le annunciano messaggi diversi ma sempre sul versante dell’interiorità. Pensa: «Forse era venuto a trovarmi in sogno qualche saggio, un eremita o un mistico che è riuscito ad amare soltanto la Luce e ora risplende nel firmamento illuminato per l’eternità». Subito dopo la mente di Bice tenta di intervenire con la sua tipica invadenza razionale che le suggerisce che forse tutto è un’immensa sciocchezza: ma ormai una dimensione sconosciuta si fa sentire chiaramente.
Si alza e cambia sedia: Bice si sente improvvisamente diversa, in questo pomeriggio solitario. Le spetta un altro posto. Ecco perché aveva messo lì, senza sapere perché, quella sedia vuota. Per un’altra Bice. Inizia a “vedere” immagini sconfinate di tenebre e luce, il caos e l’ordine del cosmo. Come un lampo ripensa la vicenda della sua esistenza umana come stretta nel “sepolcro” dei sensi, nelle difficoltà della vita, nella notte malinconica che l’ha spesso imprigionata. 
Bice si sente come fuori dal tempo: poi un calore quasi insopportabile inizia a bruciarle il petto. Cosa sta succedendo? Non c’è modo di chiederselo, viene presa come da un furore interiore incoercibile. Non fa in tempo a porsi domande: sente un desiderio di conoscenza, di conoscere qualcosa che possa strapparla alla sua routine quotidiana per indirizzarla al cielo o a quel che c’è oltre. Questa sensazione non le è totalmente sconosciuta: ricorda l’esperienza del maestro zen. Forse era questo ciò a cui lui accennava anni addietro. Ma lei non aveva afferrato. O, meglio, aveva sentito qualcosa che poi si era però spento nella quotidianità.

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