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Anselm Grün e Meinrad Dufner hanno scritto un libro, Una spiritualità dal basso, il cui sottotitolo è Il dialogo con Dio dalla profondità della persona. Da questa prospettiva proviamo ad aprirci alla relazione personale con Dio, proprio nel punto in cui terminano e si chiudono le possibilità umane. Allora, la preghiera autentica sorge dalle profondità della nostra miseria e non dalle vette delle nostre virtù. Partire dall’ideale comporta un affanno di perfezionismo, un’insoddisfazione cronica e una sensazione di superiorità morale.
In questi stati che conducono nelle profondità di sé stessi, e che spingono alla salita della montagna, che tipo di accompagnatore può costituire un aiuto valido per il cammino?
Non è difficile fare un ritratto ideale. Nella sua domanda risaltano due aspetti: che sia una persona spiritualmente matura e competente in ambito psicologico. Inoltre, che abbia esperienza più che formulazioni teoriche, che viva ciò che invita a vivere, che sappia valutare bene i contributi che può apportare, che orienti pedagogicamente verso un obiettivo che si può raggiungere solo in modo graduale e che rispetti il ritmo della persona accompagnata.
Il ritratto ideale soddisfa in teoria, ma è molto rischioso cercarlo nella realtà. Non conviene lasciarsi abbagliare dall’accompagnatore, né trasformarlo in un riferimento assoluto. È sufficiente che illumini il cammino durante un tratto del percorso. Non bisogna però dimenticare che un cattivo accompagnatore può essere molto nocivo e che recuperarsi dalla sua influenza può richiedere del tempo. Malgrado ciò, gli aiuti più importanti possono arrivare dalle persone più insospettate, come si può osservare nel racconto biblico del generale Naamàn, i cui i messaggi più saggi vengono dai suoi servitori e dal personale di servizio.
Non voglio concludere senza sottolineare una situazione che può accadere spesso. Una persona può avere ferite o ombre che la allontanano dalla perfezione umana ma ne favoriscono la crescita spirituale. Possono diventare fonti di risveglio dal letargo, provocare un impatto che avvia la conversione o mantenere la persona nell’umiltà attraverso il riconoscere i propri errori. Come diceva Jung: «Preferisco essere una persona completa piuttosto che perfetta». Forse, anche l’accompagnamento spirituale consiste in questo: aiutare una persona a riconciliarsi con la sua verità affinché possa aprirsi con maggior libertà all’azione della grazia.