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Come lei ben scrive, perdere il proprio ‘passaporto’ non è semplice, perché ci siamo tenacemente affezionati e non è facile decentrarsi, accettando la spoliazione e lo smarrimento. Ma nessuno conquista la propria vita se prima non l’ha perduta. Due fattori possono essere di aiuto: il primo è la tensione che porta a uscire dal proprio destino familiare, una sorta di inversione a U che richiede coraggio, perseveranza e capacità di cogliere il momento opportuno. L’altra è una qualità preziosa, che un mio paziente disse di essere il più sconvolgente lascito della terapia: la meraviglia. La capacità di stupore permette di non ancorarsi al già noto, per aprirsi sempre a ciò che ci viene incontro.
Nell’età adulta cominciamo a cambiare prospettive, perché le complicazioni inesorabilmente arrivano: non possiamo più considerarci figli e lo sguardo che privilegia l’infanzia come età determinante comincia a incrinarsi. Scopriamo la felicità vivendola, a poco a poco, e non è un dato che si può pretendere o dare per scontato, anzi! Le nostre ombre diventano più amiche, perché relativizzate, e la pretesa della perfezione lascia posto all’esigenza di interezza e totalità, che la psiche costantemente porta avanti, correggendo le nostre unilateralità.
La terza età stravolge opinioni, certezze, e narrazioni: scopriamo l’umanità dei nostri genitori e dei nostri antenati, e la pietà (l’antica pietas) stempera i giudizi, tenendo dentro luci e ombre in un ampio abbraccio, venato di saggezza. In cui teniamo anche noi stessi, spogli da ogni identificazione riduttiva, complicati come chi ci ha preceduto, ma forse un poco più consapevoli.
Vorrei concludere riprendendo l’inizio, ampliandolo e sottraendolo a ogni personalismo, sia esso del terapeuta che di ciascuno di noi. La nostra identità in realtà si rivela nell’incontro, quando l’Altro irrompe nella nostra vita, ascolta la storia che raccontiamo, accogliendola, e propone un suo sguardo, che a volte coglie il segreto più profondo, nascosto anche a noi stessi. Come accade nell’amore, ad esempio, che denuda e arricchisce ad un tempo.
Ciò però può accadere solo se prima abbiamo narrato tutte le possibili vicende che ci hanno determinato, trovandone un centro, e crescendo come un albero, dalle proprie radici e in tutte le direzioni. Pronti a vibrare al vento della vita e dell’anima, lasciandocene ispirare.