il desiderio di scomparire
Dal punto di vista del profondo, potrebbe altrimenti essere all’opera una figura maschile inconscia, che non permette alla donna di esprimersi, di entrare in relazione, di connettersi all’alterità: si tratta di una sorta di tiranno interiore, possessivo e geloso, che attacca ogni possibilità di rapporto e vuole tenerci tutte per sé, nemico degli affetti e dell’amore. In questi casi è consigliabile dargli un nome, stanarlo, negoziare con lui allontanamenti e possibilità di liberazioni, capire se dipende da inconsapevoli desideri dei genitori oppure da costellazioni personali, siano esse tipologiche, astrologiche o addirittura discendenti da nodi irrisolti dei nostri antenati. Una volta compreso il motivo che isola e trattiene, non si scioglie subito: nella prima fase accade di patirlo più intensamente, il che significa accorgersene, guardarlo, porgli dei confini, estrarlo dall’ombra. Inizierà a diventare meno ingombrante, ad assumere dimensioni trattabili, a mostrarsi; divenuto riconoscibile e affrontabile, sarà possibile trattarlo in modo simbolico (il che significa guarirlo). 
            Un’ultima considerazione, che vorrebbe essere un’indicazione (forse) e un invito. Blanche du Bois alla fine de Il tram che si chiama desiderio dice: “Chiunque tu sia… io dipendo sempre dalla gentilezza degli sconosciuti”. Questa affermazione viene citata da Marie-Louise von Franz per sottolineare il lato vulnerabile e delicato della psicologia femminile, sempre in relazione con l’alterità, tanto da risultarne determinato. Dall’altro vuole evocare la caratteristica di accoglienza e ospitalità della natura della donna, che è capace di affidarsi senza resistenze, se la qualità offerta è quella della cortesia, intesa come arte di vivere e di morire, come scrive Octavio Paz, definendola “un’aristocrazia del cuore”. La parola ‘gentile’ viene da ‘gens’, stirpe di appartenenza, e per questo è tanto significativa: ogni persona che incontriamo può avere un lato familiare e riconoscibile. Sta a noi, a lei e alla sua innata curiosità (che sento vibrare nelle sue parole) accostarsi con interesse da ricercatrice agli altri, tenendo attiva quella sim-patia che è nobiltà del sentire, del con-sentire, del saper creare connessioni in un mondo afflitto da lacerazioni e solitudini. 

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