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Gent.ma dott.ssa Valerio,
sono una giovane lettrice di questa rivista, è ricorrente per me, quando mi trovo ad esempio in facoltà in mezzo a gruppetti che non conosco, oppure quando si avvicinano a me persone che non sono della mia cerchia più intima, provare il desiderio di scomparire. Vado in ansia perché non so cosa dire, come comportarmi, ma la cosa che più temo è attirare l'attenzione su di me, positiva o negativa, io vorrei non essere vista. Immagino che il nucleo del mio problema sia del tutto inconscio... Può aiutarmi a comprendere quale tipo di messaggio mi sta mandando il mio inconscio, cos'è che non vedo? Grazie per la sua risposta.
Cara e gentile lettrice, di giovane età, la ringrazio per la sincerità della domanda, con cui ‘espone’ il problema che la coglie quando si trova in un ambiente non noto e poco rassicurante.
Provo a suggerirle alcune ipotesi, in modo che lei possa sentire quelle che più le risuonano. Come premessa, vorrei dire che non sempre tutto dipende dall’inconscio: quando temiamo lo sguardo dell’altro, o la sua vicinanza, potrebbe darsi che la coscienza non abbia ancora trovato il suo centro e il suo modo di presentarsi al mondo. Castaneda affermava che dobbiamo studiare il vestito (psichicamente inteso) da indossare, il tonal con cui vogliamo presentarci agli altri, perché ha una funzione sia dichiarativa che protettiva. Non possiamo sempre mostrare i lati segreti, l’anima che vive in noi, indipendentemente dalle circostanze; al lavoro o in facoltà siamo tenuti a mettere un abito che definisca il nostro campo e il nostro modo di essere nel mondo, per non entrare in competizione con gli altri né sentirci sottoposti alla crudele legge della performatività, che tutto annulla, rendendo il mondo disumano.
A questo proposito, ricordo una grande maestra che sollecitava a parlare quanti si nascondevano nel silenzio, durante le sessioni di gruppo, suggerendo che forse esitavano nel mostrarsi perché desideravano (o meglio temevano) di dover eccellere ed essere speciali, per potersi esprimere. A volte timidezza e senso di inferiorità nascondono un inespresso desiderio di grandezza, di mettere al loro posto i prepotenti e brillare di una luce più grande di quelli di cui si teme il giudizio. L’importante è esserci e non lasciare un vuoto, partecipando alla tessitura degli eventi con una parola, un sorriso, un saluto sincero.