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Oggi per fortuna si inizia a parlare maggiormente di “bisessualità psichica” della persona, nelle due componenti di “eros” come principio di affettività, relazione e unione, e di “logos” come principio di discriminazione, enunciazione e ricerca. Uomini e donne contengono entrambi questi due principi, in maniera maggiore o minore a seconda del proprio temperamento e della propria storia soggettiva. Non si tratta più, quindi, di far coincidere delle capacità con il sesso biologico, ma di osservare il fenomeno individuo e le sue capacità di espressione, le sue risorse personali e i suoi propri talenti.
Una visione se vogliamo più semplice, ma secondo me più utile alla nostra crescita interiore. Ma il compito, in entrambi i casi, è quello di realizzare qualcosa di cui solitamente vediamo solo l’aspetto esteriore e materiale, cioè il matrimonio tra persone, molto più frequentemente, fra un uomo e una donna. I matrimoni omossessuali vedono il via libera sono in epoca più recente, proprio per un pregiudizio culturale che tende a tenere separati gli opposti e unirli solo nella dimensione esteriore e materiale. Di solito queste unioni esteriori, sia eterosessuali che omosessuali, sono infatti psicologicamente compensatorie. La parte che ho in ombra, maschile o femminile che sia, quella cioè che non agisco con la personalità cosciente, la proietto nel partner il quale compenserà con la sua presenza e le sue azioni ciò che non riesco a esprimere personalmente. Questo ci condanna spesso a vivere relazioni dove continuiamo a giocare un ruolo di personalità ristretto, relazioni che non conducono alla crescita personale, cioè all’acquisizione cosciente di funzioni che non siamo ancora riusciti a sviluppare in noi stessi.
Sotto il profilo sia psicologico che spirituale, siamo chiamati invece a riunire “in noi stessi” ciò che un tempo è stato scisso, per tornare in una dimensione androgina. Uomini e donne portatori dei principi eros e logos, con il compito di compensare in sé quanto giace nell’inconscio. Non l’essere chiamati a rinunciare alla propria bisessualità psicologica, ma il fonderla in se stessi. Questo sia per un ampliamento della personalità che ci consenta di vivere una vita più ricca in tutti i sensi - anche in relazioni affettive più consapevoli -, ma altresì per creare spiritualmente in noi una “nuova nascita”, nella fusione dei due principi.
Cosa fare nel quotidiano? Lei è una donna giovane, che non può arrendersi allo status quo perché ha tempo dinanzi a lei per cercare alternative. Comprendo il bisogno di continuare a lavorare dov’è, ma si guardi alacremente attorno. Oggi le coscienze stanno cambiando, anche se il vecchio paradigma resiste... Le auguro in questa ricerca di incontrare persone maggiormente consapevoli, ce ne sono, intellettualmente oneste e disponibili a valutare l’individuo in sé, al di là del suo sesso biologico.