un drago
Egregio dr. Bertolini, leggo spesso nei testi gnostici riferimenti alla Luce, alla scintilla divina, all’origine celeste dell’anima. Allora mi chiedo: che spazio ha l’Ombra in tutto questo? Cosa si fa, nella visione gnostica, con le nostre parti oscure, i nostri lati contraddittori, le emozioni represse? Non si rischia, a forza di parlare di luce, di dimenticarci di tutto il resto
Gentile lettore, la sua domanda tocca un nodo centrale per chiunque abbia intrapreso un autentico cammino interiore: cos’è l’Ombra e come rapportarsi con essa?
Il primo a portare alla luce in modo sistematico il tema dell’Ombra è stato, almeno in epoca moderna, Carl Gustav Jung, il grande psichiatra svizzero. Con il termine Ombra, Jung non intendeva semplicemente ciò che è negativo, ma tutto ciò che è rimosso, represso, non visto, non accettato, inclusi talenti, desideri e verità interiori che non trovano posto nell'immagine cosciente che abbiamo di noi stessi. L’Ombra è tutto ciò che ci abita e che, se non viene integrato, ci domina da dietro le quinte.
Ora, Jung non giunse a queste intuizioni solo attraverso l’osservazione clinica. Fu anche un profondo studioso dei testi gnostici, che proprio in quegli anni venivano riscoperti e tradotti. In particolare, rimase colpito dal Vangelo di Verità, un testo della biblioteca di Nag Hammadi in cui si parla della “dimenticanza” come origine della caduta dell’essere umano e della “conoscenza” come via per il ritorno.
Jung stesso portava al dito un anello con l’immagine di Abraxas, una figura gnostica enigmatica che unisce in sé luce e tenebra, maschile e femminile, cielo e inferi. Per Jung, Abraxas rappresentava una totalità superiore, capace di contenere gli opposti senza annullarli. Non è un caso che nel Libro Rosso e nei Sette Sermoni ai Morti Abraxas venga evocato come un principio più profondo di Dio e del Diavolo.
Ma già molto prima di Jung, gli gnostici antichi affrontavano l’Ombra in modo non moralistico. Quella stessa realtà che la psicologia moderna descrive come “ombra interiore”, essi la raffiguravano con simboli cosmici e mitici: serpenti, draghi, diavoli, immagini potenti di un’energia che non è soltanto individuale, ma sovraindividuale.