Al mio arrivo, mi attende un comitato di benvenuta: sono le ragazze già ricoverate prima di me, mi vengono incontro allegre, cordiali, festose.
Capisco che la mia permanenza non sarà breve, ma il “gineceo” si è attivato. Nessuna di noi è sola, lì dentro. Ci avevano raccontato che l'ospedale è un luogo brutto e di sofferenza…
Le conversazioni telefoniche di ciascuna di noi, con amici e parenti là fuori, sembrano un mantra nel quale noi proviamo a spiegare che va tutto bene, ma non veniamo credute.
Come è difficile spiegare… trasmettere all’altro che hai fatto un Incontro, che hai contattato una parte quasi dimenticata… che hai ritrovato una dimensione antica di condivisione e di solidarietà profonda, istintiva, immediata, con altre donne. Come puoi spiegare che non hai bisogno di nulla, che stai trovando il tempo di riposare, di scambiare quattro chiacchiere con altre donne? E che no, non è la stessa cosa che parlare con tuo marito o con tua madre, ha un altro sapore.
È il tempo che passa senza essere misurato, che non è né poco né molto. È il tuo tempo, è il nostro tempo. È il tempo in cui parlo di me a delle sconosciute, oppure ascolto le loro storie, i loro dubbi, i loro timori, come se fossero le persone più intime della mia vita. È il tempo in cui si fanno le battute argute e si scherza ancora, come quando eravamo bambine. È il tempo in cui scopro che posso ancora giocare, che non c'è niente altro da fare che vivere. Non ci sono obiettivi da raggiungere, scadenze da rispettare, ruoli da impersonare. Nel gineceo nessuna di noi è chi è, nella vita là fuori. Qui siamo altro, siamo sorelle.
LA PACE FRA ANIMA E CORPO - MEMORIE DAL GINECEO
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- Scritto da GIOVANNA DI GIROLAMO
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