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Egregio dr. Bertolini
nei suoi articoli parla spesso di Gnosi come conoscenza interiore e risveglio della coscienza. Mi chiedo: che ruolo ha il corpo in un percorso gnostico? È possibile fare esperienza della Gnosi anche attraverso il corpo, o questo rimane solo un involucro da superare?
Gentile lettrice,
la sua domanda tocca un punto essenziale. Per poterle rispondere, però, dobbiamo prima sciogliere un grande equivoco storico. Per secoli la narrazione ufficiale, fondata sugli scritti degli antichi eresiologi, ha presentato la Gnosi come una fuga dalla materia, quasi una svalutazione del corpo e dell’esperienza terrena. Questo pregiudizio si è poi rafforzato, a partire dall’Ottocento, quando molti studiosi hanno scritto pagine e pagine sullo gnosticismo senza avere accesso diretto ai testi più importanti, i Vangeli gnostici, che sarebbero stati scoperti soltanto a metà del ventesimo secolo.
Alla luce degli scritti di cui oggi disponiamo, l’idea di un dualismo gnostico radicale non regge più. Studiando con attenzione il pensiero dei maestri e delle scuole più significative, in particolare quella valentiniana, emerge con chiarezza che, per la Gnosi, il problema non è il corpo in sé, ma l’identificazione inconsapevole e l’oblio della propria origine. Non è la materia a essere condannata, ma la dimenticanza. Il corpo, allora, non è il nemico da superare: è il luogo concreto in cui il risveglio può accadere.
Lo gnosticismo non era una semplice speculazione dottrinale, ma un cammino concreto, fatto di vere e proprie discipline interiori. Le tracce di questo lavoro attraversano la spiritualità cristiana antica: pensiamo a figure come Evagrio Pontico, ma anche al clima straordinariamente fecondo di Alessandria d’Egitto. Proprio lì la Gnosi dialogava con l’alchimia spirituale, e questo è un punto decisivo. L’alchimia non opera mai “altrove”: opera nella materia, nel corpo, nella psiche. L’Opera non si compie fuori dall’essere umano, ma dentro di lui.
Qui cade un altro equivoco moderno: pensare alla spiritualità come a qualcosa che ci porta “in alto”, lontano dal corpo e dalla vita concreta. In realtà, ogni autentico cammino iniziatico compie il movimento opposto: scende. Scende nel corpo, nelle sensazioni, nel respiro, nella postura. Il corpo è l’athanor, il forno alchemico; è il tempio dell’anima, il laboratorio in cui avviene l’Opera.