la mente relazionale
Vi invito a provare a chiudere gli occhi, lasciando riecheggiare in voi la parola “noi” e dandovi un tempo di ascolto: quali sono le prime associazioni che vi arrivano? Come sentite reagire il vostro corpo? Cambia il vostro stato d’animo?
Può darsi che vi sia giunta l’immagine del vostro/a partner, oppure dei vostri figli, o di voi in relazione a voi stessi, oppure il vostro gruppo di colleghi o la vostra famiglia di origine, forse i vostri amici o anche i vostri animali domestici. È possibile che il noi che vi è apparso sia un luogo psichico per voi facilmente accessibile. Dove vi sentite a vostro agio. Ma possono essersi destate parallelamente delle emozioni che vi segnalano una tensione o un’assenza importante, nelle memorie relative alla vostra costruzione del “senso del noi”. 
Daniel J. Siegel, pediatra e psichiatra infantile statunitense, ha approcciato le basi psicologiche del noi sotto un profilo anche biologico e neurologico. Egli ha parlato di neurobiologia interpersonale, sottolineando come l’esperienza relazionale del bambino, nei suoi primi mesi e anni di vita, sia la base necessaria di sviluppo per le connessioni neuronali del cervello. Senza relazioni, non c’è sviluppo della mente. Ha parlato infatti di mente relazionale, il cui sviluppo comprende non solo la relazione con le persone affettive, ma anche la relazione con gli animali e con l’ambiente e gli oggetti che lo compongono. 
Nello studio delle connessioni neuronali sui cuccioli, ad esempio, si è visto come i piccoli allontanati precocemente dalla madre o allevati in ambienti con pochi stimoli, presentino un Sistema Nervoso Centrale con meno neuroni, meno terminazioni nervose e scarse ramificazioni fra di esse. In tutti gli organismi viventi, lo sviluppo delle connessioni cerebrali, a partire da una componente genetica, si realizza nell’interazione con l’ambiente. Questa plasticità neuronale è estremamente attiva dopo la nascita ma continua nell’arco di tutta la vita, a ritmi via via meno intensi. 
È impossibile che siamo cresciuti in assenza totale di relazioni, ma a quale qualità di relazioni siamo stati esposti? Oggi la relazione sociale è per noi un luogo vivibile e arricchente, oppure rappresenta un inferno emotivo dal quale rifuggire o dove scatenare una guerra?